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La pubblicazione dell’articolo: “No alla visita del Papa, a Londra 13mila firme a Downing Street” a quanto pare non è per niente piaciuta ad un visitatore pAntonioes che ha pubblicato un commento di chiaro stampo clerical-bigotto avvallandolo con una citazione tratta da culturacattolica (ma citare invece fonti non di parte? Così siamo capaci tutti!)
Ecco l’intervento, la citazione e, ovviamente, la risposta!

Channel Religione > su AlSole24Gay.it la polemica in difesa della Chiesa

Casella di testo: L’articolo > No alla visita del Papa, a Londra 13 mila firme a Downing Street

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Casella di testo: Il Commento

Questo Papa ha avuto il coraggio di lottare contro la pedofilia, fare con grande difficoltà chiarezza su un tema così scottante, viene attaccato e da chi? Dai pedofili ovviamente. Il NYT pubblica un articolo di rivelazioni di un prete espulso dalla chiesa, che ha violentato un minore comprando il suo silenzio e che capeggia una organizzazione di gay!!! Ma guardiamo da che pulpito viene la predica no? Pasquale. Questo Papa ha un merito indiscusso: non cerca fama e onori, ma di purificare la Chiesa. Viva Benedetto XVI!

Casella di testo: La citazione
Gli abusi sessuali e fisici su bambini e ragazzi sono una piaga mondiale; l’elenco dei reati va dai palpeggiamenti da parte degli insegnanti fino agli stupri da parte di parenti e allo sfruttamento per prostituzione. Nei soli Stati Uniti, le statistiche indicano che ci sono circa trentanove milioni di giovani che hanno subito abusi sessuali. Tra il quaranta e il sessanta per cento di essi hanno subito abusi a opera di familiari, compresi patrigni e fidanzati di ragazze-madri – il che dimostra che i bambini sono le principali vittime della rivoluzione sessuale, del divorzio e della cultura di Internet. La professoressa Charol Shakeshaft, della Hofstra University, sostiene che tra il 6 e il 10 per cento degli studenti di scuole pubbliche ha subito molestie nel corso degli ultimi anni – ossia, tra il 1991 e il 2000, circa 290 mila ragazzi. Secondo altri studi recenti, il 2 per cento dei molestatori sessuali erano preti cattolici – un fenomeno che è esploso tra la metà degli anni Sessanta e la metà degli anni Ottanta, ma che ora sembra praticamente scomparso (nel rapporto dei vescovi statunitensi per il 2009 sono stati segnalati sei casi certi di abuso sessuale, su una chiesa con circa sessantacinque milioni di membri). Ciononostante, secondo uno schema perfettamente esemplificato dal comportamento del cane in Proverbi 26,11 [Lo stolto che ricade nella sua follia, è come il cane che torna al suo vomito], sui media di tutto il mondo i casi di abusi sessuale sono quasi esclusivamente una vicenda cattolica, nella quale la chiesa cattolica è raffigurata come l’epicentro delle violenze sessuali sui giovani, con esplicite allusioni a una sorta di cospirazione ecclesiastica criminale che continua ad alimentare gli abusi dei molestatori sessuali. Il fatto che la maggior parte di questi casi negli Stati Uniti siano avvenuti decine di anni fa non ha alcuna importanza ai fini della vicenda. Infatti, la storia che è stata montata riguarda ben raramente la protezione dei giovani (per i quali la chiesa cattolica è, per provata esperienza, l’ambiente più sicuro oggi presente in America) e quasi sempre l’attacco contro la chiesa e la sua esautorazione sia economica sia morale dal dibattito pubblico sulle politiche sociali. Se la chiesa è una cricca criminale internazionale di molestatori sessuali, non può naturalmente avere alcuna pretesa di occupare un proprio posto al tavolo del dibattito sulla morale pubblica. La chiesa stessa è almeno in parte responsabile di questa situazione. Gravi casi di abusi sessuali e di loro insabbiamento da parte dei vescovi sono stati denunciati negli Stati Uniti nel 2002; più recentemente, casi ancora più gravi sono stati rivelati in Irlanda. Clericalismo, viltà, incondizionata fiducia nella possibilità di “guarire” i molestatori sessuali con la psicoterapia: tutto ciò ha avuto un ruolo nel riciclaggio dei medesimi molestatori nei dicasteri ecclesiastici così come nell’incapacità dei vescovi di affrontare concretamente il massiccio fenomeno di crisi delle vocazioni e della disciplina negli anni successivi al Concilio Vaticano Secondo. Perché la questioni degli abusi sessuali nella chiesa è sempre stata nient’altro che una crisi della fede. I preti che vivono autenticamente la nobile promessa della loro ordinazione non sono dei molestatori sessuali; i vescovi che prendono sul serio la propria custodia del gregge di Dio proteggono i giovani e riconoscono che le azioni di un uomo possono disonorare in modo così grave il suo sacerdozio tanto da obbligare alla sua rimozione dal servizio clericale o addirittura dallo stesso stato della chiesa.
Che la chiesa cattolica sia stata lenta a riconoscere lo scandalo degli abusi sessuali nel proprio seno e non abbia saputo affrontarlo nel modo adeguato è stato ormai apertamente ammesso, sia dai vescovi statunitensi nel 2002 sia dal Papa Benedetto XVI nella sua recente lettera alla chiesa cattolica d’Irlanda. Negli ultimi anni, tuttavia, nessun’altra istituzione ha mantenuto un atteggiamento di simile trasparenza sui propri errori, e nessuno ha profuso maggiori sforzi per rimediarvi. E’ senza dubbio occorso troppo tempo per arrivare a questo risultato; ma ci siamo comunque arrivati. Questi fatti non si sono però imposti all’attenzione pubblica. Non si accordano infatti con il tono convenzionale della storia. Per di più, ostacolano il progresso del più ampio programma che alcuni stanno chiaramente cercando di realizzare sfruttando questa controversia. Perché la crisi degli abusi sessuali e degli insabbiamenti ecclesiastici è stata colta al balzo dai nemici della chiesa, che cercano di distruggerla, moralmente e finanziariamente, e di infangare il nome dei suoi capi. Nel 2002, a Boston, l’obiettivo nascosto era proprio questo (e in questo si è potuto contare sull’aiuto di alcuni cattolici che intendono trasformare il cattolicesimo in una sorta di Congregazionalismo delle alte sfere ecclesiastiche, preferibilmente con loro stessi a capo di tutto).
E la stessa cosa vale per le recenti settimane, in cui i media internazionali hanno lanciato un attacco congiunto contro Papa Benedetto XVI, all’indomani della rivelazione di gravissimi casi di abusi sessuali in tutt’Europa. In Germania, lo Spiegel ha chiesto le dimissioni del Papa; analoghi appelli al sacrificio del sangue papale sono stati fatti in Irlanda, un paese un tempo cattolico e ora patria della stampa laicista più aggressiva d’Europa. Ma è stato il New York Times, sulla prima pagina del numero del 25 marzo, a dimostrare una volta per tutte fino a che punto sono disposti ad arrivare coloro che si sono dedicati anima e corpo a umiliare la chiesa. Rembert Weakland è l’arcivescovo emerito di Milwaukee, ben noto al pubblico per avere pagato centinaia di migliaia di dollari per soddisfare le richieste del suo ex amante omosessuale. Jeff Anderson è un avvocato del Minnesota che si è costruito una fortuna con casi di “patteggiamento” per abusi sessuali e che è attualmente impegnato in prima linea nella controversia per aprire le risorse del Vaticano agli avvocati statunitensi. Ma per quanto implausibili, e sul piano giornalistico chiaramente inaffidabili, sono proprio queste le fonti che il New York Times ha citato per un articolo nel quale si afferma che il cardinale Joseph Ratzinger, quando era alla direzione della congregazione per la Dottrina della fede, avrebbe proibito che venissero comminate sanzioni contro il padre Lawrence Murphy, un diabolico sacerdote di Milwaukee, il quale, dieci anni prima, aveva abusato di circa duecento bambini sordi affidati alla sua cura. Ma si tratta di una pura menzogna, come dimostra la documentazione legale sul caso messa a disposizione dallo stesso quotidiano newyorkese sul proprio sito Web. I fatti, ahimè, sembrano non avere alcun interesse per coloro il cui unico scopo è spiattellare la storia della criminalità cattolica globale, con il proprio epicentro nel Vaticano. Lo scadimento del New York Times in un giornalismo fatto di documentazioni e insinuazioni da tabloid è stato ancora più offensivo a causa dei recenti sviluppi della vicenda, che hanno dimostrato chiaramente la volontà di Papa Benedetto XVI di sradicare ciò che egli stesso ha definito il “marcio” presente all’interno della chiesa. C’è stata, per esempio, la lettera del 20 marzo, inviata dal Papa alla chiesa cattolica d’Irlanda, che non ha mostrato alcuna debolezza né nella condanna dei sacerdoti colpevoli di abusi sessuali (“… avete tradito la fiducia riposta in voi da giovani innocenti e dai loro genitori; e dovrete risponderne al cospetto di Dio onnipotente e davanti a tribunali appropriati”), né tantomeno nella critica dei vescovi disonesti (“ci sono stati gravi errori di giudizio e imperdonabili colpe delle autorità ecclesiastiche … che hanno minato la vostra credibilità e l’efficacia della vostra opera”). Per di più, il Papa ha inviato una missione di controllo apostolica in tutte le diocesi, i seminari e le congregazioni irlandesi – chiaro segno di un imminente e radicale rivolgimento ai vertici della chiesa irlandese. Con la netta formulazione della sua lettera papa Benedetto XVI è riuscito a vincere la tradizionale preferenza del Vaticano per l’uso del condizionale in situazioni di questo genere. Il fatto che il Papa si sia rifiutato di piegarsi all’opposizione del clero romano e irlandese e dare un basso profilo alla questione avrebbe dovuto render chiaro a tutti che Benedetto XVI è determinato ad affrontare il problema degli abusi sessuali e del malgoverno episcopale nei termini più severi. Ma questi inequivocabili segnali sono passati inosservati agli occhi di coloro che sono ossessionati dal fatto che il Papa avesse finalmente chiesto “scusa” per qualcosa (come se Giovanni Paolo II non avesse passato almeno quindici anni a “ripulire la coscienza storica della chiesa”, come ha detto lui stesso).
C’è stata poi la lettera del 25 marzo, firmata dai vertici dei Legionari di Cristo e indirizzata ai sacerdoti, ai seminaristi e ai membri del Regnum Christi, il movimento affiliato a questo ordine. Nella lettera si rinnega il fondatore della Legione, padre Marcial Maciel, come modello cui ispirarsi a causa delle recenti rivelazioni sul fatto che Maciel aveva ingannato papi, vescovi, laici e i suoi stessi confrattelli vivendo una nefasta doppia vita, nel corso della quale ha messo al mondo diversi figli, ha abusato sessualmente dei seminaristi, ha violato il sacramento della penitenza e si è appropriato illegalmente di vari fondi. E’ stato il cardinale Joseph Ratzinger, al tempo prefetto della congregazione per la Dottrina della fede, a volere tutta la verità su Maciel; ed è stato il papa Benedetto XVI a mettere Maciel a una sorta di arresti domiciliari ecclesiastici per i suoi ultimi anni di vita e a ordinare una missione di controllo alla Legione di Cristo attualmente in corso di conclusione: queste non sono certo le azioni di un uomo al centro di una cospirazione che cerca di insabbiare ogni cosa.
Sebbene sia stato ben più rapido e deciso del solito nella sua risposta alle irresponsabili illazioni dei media e agli attacchi subiti, il Vaticano potrebbe fare ancora di più. Una documentata cronologia del modo in cui l’arcidiocesi di Monaco e Frisinga ha affrontato il caso di un prete colpevole di abusi che era stato portato a Monaco per essere sottoposto a terapia nel periodo in cui Ratzinger ne era arcivescovo sarebbe estremamente utile per ribadire l’affermazione, fatta tanto dal Vaticano quanto dall’arcidiocesi tedesca, che Ratzinger non ha consapevolmente riassegnato un ben noto molestatore al lavoro pastorale – un’altra accusa sul quale il New York Times e altri si sono gettati a capofitto. Altrettanto utili sarebbero spiegazioni più frequenti e dettagliate di come le procedure messe in opera ormai parecchi anni fa dalla congregazione per la Dottrina della fede abbiano accelerato, e non ostacolato, la punizione dei religiosi colpevoli di abusi. Lo stesso varrebbe, naturalmente, per la semplice onestà dei media internazionali. Non sembra però che la si possa avere dai giornalisti e redattori del New York Times, che hanno abbandonato ogni pretesa di rispetto verso i più elementari standard giornalistici. Ma ciò non dovrebbe impedire ad altri organi di informazione di comprendere che il Times ha pubblicato sulla chiesa notizie estremamente distorte e di smascherarle come tali. - Weigel George - culturacattolica

La risposta de AlSole24Gay.it

Casella di testo: Cultura

Per capire l’aria che tira, il Times rispolvera, come fosse un vecchio album di famiglia, le immagini impresse nella memoria dell’ultima visita in Inghilterra di Giovanni Paolo II. Profumo di incenso, gioia ecumenica, il Papa e l’arcivescovo di Canterbury fianco a fianco in un tripudio di folla e rispetto reciproco. Non bisogna essere degli indovini per capire che non sarà così questa volta, quando il prossimo settembre Benedetto XVI sbarcherà a Londra. Sul sito di Downing Street fioriscono petizioni per protestare contro la visita di Ratzinger e i nomi in calce continuano ad aumentare. Ieri l’elenco dei «Protest the pope» people era arrivato a 13.424 firme, tutti cittadini britannici come richiesto espressamente dal sito.

Non le poche decine che la settimana scorsa avevano protestato a Westminster. E un’aria gelida soffia anche nella Chiesa anglicana. L’arcivescovo di Canterbury nel clima penitenziale della sabato santo ha colto l’occasione per un appunto del tutto irrituale sui vicini di casa cattolici. La Chiesa irlandese, ha detto intervistato dalla Bbc, ha perso «tutta la sua credibilità» con lo scandalo pedofilia. Lo scandalo appunto. La sua eco risuona tra le ragioni elencate nella più firmata petizione anti-papa rivolta al premier britannico, perché dica chiaramente che non
condivide il punto di vista papale su diritti riproduttivi delle donne, cellule staminali, preservativi, senza tralasciare la riabilitazione del vescovo negazionista Williamson e la procedura per la beatificazione di Pio XII a dispetto della sua inerzia di fronte all’Olocausto.

«Chiediamo al primo ministro di esprimere il suo disaccordo sul ruolo del Papa nel coprire gli abusi sessuali dei preti sui bambini», recita la petizione. Altri chiedono di lasciare che sia la Chiesa cattolica a sborsare i 20 milioni di sterline necessari per il tour del Papa in Inghilterra. O semplicemente di cancellare la visita di Stato. Non sembra entusiasta nemmeno
l’arcivescovo di Canterbury, Rowan Williams. Prende una via traversa, parlando della Chiesa d’Irlanda e di amici del posto «che mi hanno detto che è particolarmente difficile in molte parti del Paese scendere in strada con la veste clericale». Parla di «dramma colossale», scatenando lo sconcerto delle gerarchie cattoliche d’Irlanda, «sconfortate» dalla stilettata così poco diplomatica.

Ma anche quella di Williamsnon è una voce isolata, a dar retta ai commenti che si tira dietro, anche da esponenti cattolici: l’arcivescovo di Canterbury, questo è il filo rosso, ha dato voce a quanti credono che il Vaticano non abbia davvero capito la portata
dello scandalo né delle sue stesse responsabilità. Certo da parte anglicana sanguina anche la ferita recente delle aperture di Benedetto XVI ai tradizionalisti anglicani, autorizzati a rientrare nelle file cattoliche con moglie al seguito pur di fuggire ad una chiesa che ammette donne e gay all’altare.

«Che Dio li benedica. Io non lo farò», ha detto acido l’arcivescovo Williams, preannunciando comunque un esodo molto limitato dalle file anglicane. E le polemiche di queste settimane - dai tentativi di citare il papa in giudizio al singolare parallelismo di padre Cantalamessa tra antisemitismo e accuse di pedofilia - è probabile che finiranno per
dargli ragione. La settimana di passione insomma non poteva essere più dolorosa. Eppure la Chiesa cattolica, è questa la critica, non sembra essersi spinta oltre un generico, quasi convenzionale, pentimento per i propri peccati. Si distingue la Chiesa di Scozia. Alla messa solenne di oggi il cardinale O’Brien parlerà delle vittime degli abusi. Vittime che la Chiesa ha a lungo finto di non vedere.

Citando culturacattolica certamente non si avrebbe potuto avere un'intervento "super partes" e visti i due post non mi meraviglio assolutamente di questo, ma bisogna anche ricordare che il tuo amato Papa Ratzinger (mi rifiuto di chiamarlo altrimenti) oggi con le spalle al muro (non poteva fare altro se non questo, i media gli hanno spiattellato i problemi di casa Vaticano agli occhi di tutti) un tempo, prima di divenire Papa, ha tentato di insabbiare ben oltre 150 casi di preti americani che avevano abusato di minori. Non sono la persona che ama fare congetture, ma guardacaso l'avvio della macchina "Giustizia" americana si è messa in moto con un leggerissimo anticipo (circa una settimana) dalla perdita di Papa Giovanni Paolo II° e, la vogliamo chiamare casualità (ricordo bene numerosi giornali del periodo recanti un'affermazione attribuita all'allora cardinale Ratzinger "Io sono la vostra unica scelta"), la nomina di Papa Ratzinger ha di fatto impedito che i processi potessero tenersi a causa del fatto che divenendo Papa egli oggi figuri come un capo di stato e, pertanto, non processabile, anche se, ammettiamolo, anche Saddam Hussein era un capo di stato... ma a lui altro che processo gli hanno riservato. Dichiarata a questo punto l'ipocrisia della chiesa e quella ancora maggiore del suo Papa, mi auguro che da questo momento in poi i commenti che troverò siano basati su fatti di chiara imparzialità. E smettiamola anche con questa storia del capeggiare "un'organizzazione gay", infatti le cose stanno decisamente molto lontane da questa realtà e sono certo che sei il primo a conoscerle (ma a non dirlo per interesse). Ricordo che i casi di abusi con rapporti omosessuali (escludendo quelli commessi da preti o prelati ecclesiastici in genere) sono la minima parte che non raggiunge il 2% dei casi... vogliamo parlare invece di quel 98% commesso da persone eterosessuali?!? A loro Papa Ratzinger non lancia anatemi, scrive lettere o approfitta della minima occasione per denigrare la loro identità... ma noi gay si... fortuna che Dio insegna che bisogna amare tutti!